venerdì 21 giugno 2013

Insalata di riso per l'estate di minichef



Primo giorno d’estate e ultimo d’asilo nido per minichef.

Dopo nove mesi oggi vado a prendere un bambino sicuramente differente da quello che accompagnai la prima volta a Settembre. Non sono solo i centimetri in più, i capelli cresciuti che vanno un po’ da tutte le parti o i piedoni che nel giro di qualche tempo saranno grandi come quelli della mamma. È che adesso, sulla strada del ritorno, è minichef a parlare. Sceglie le parole e mi racconta con frasi sconnesse e buffe dei treni, dei colori o dei compagni con cui ha trascorso la giornata. Il più delle volte lo comprendo solo io e a questo piccolo privilegio, che finirà quando come per magia le incertezze linguistiche si volatilizzeranno, mi tengo stretta stretta.

Settembre arriverà presto con una grande avventura tutta per lui, la scuola materna. Adesso però è ancora il tempo del mio minichef piccolo, del bimbo che conosco nelle sottili pieghe del carattere che questi mesi di nido hanno felicemente contribuito a formare, del buongustaio con cui condivido le cene e dalla cui forchetta ladruncola devo spesso difendere il mio piatto.

lunedì 17 giugno 2013

My kitchen project


Dopo lunghe e infruttuose ricerche, dopo anni in cui il mio guardaroba ha subito suo malgrado il trattamento del sottovuoto per colpa degli spazi ridotti, dopo esserci rassegnati a vedere casa trasformarsi in un bazar e sentire sempre più pressante la percezione di trovarci nella casa dei fantasmi (avete presente quelle dei parchi gioco in cui improvvisamente le pareti iniziano ad avvicinarsi inesorabilmente? Grazie a libri, giochi di minichef e arredi vari, quella sensazione l’ho provata molte volte negli ultimi mesi).
Dopo tutto ciò, una ventata di speranza è giunta fino a noi.

Casa nuova.
A lungo agognata e adesso (quasi) reale e vicina. Il rogito che renderà tutto ufficiale è dietro l’angolo, la casa pure e ogni tanto vado a sbirciarla, immaginandoci lì dentro in una vita che non cambierà coordinate geografiche ma contenitore certamente sì.

Alla fine del mese inizierà il bello: la ristrutturazione (non enorme ma qualche lavoro si sa che viene sempre fuori), la scelta dei colori per le pareti, una stanza tutta per minichef e – squillino le trombe, rullino i tamburi – una cucina tutta mia! Ok… nostra.

martedì 4 giugno 2013

La Panissa vercellese


Dopo settimane trascorse a disquisire su maltempo, temperature inaccettabili, raffreddori e febbri fuori stagione ho deciso di fare l’unica cosa a mio avviso veramente saggia: accettare il prolungamento dell’inverno e approfittarne per un insperato momento di gloria della cucina dei freddolosi (gruppo al quale mi vanto di appartenere da tempo immemore).

È stato il periodo delle tisane e dei tè, dei passati di verdura, di polenta e formaggio, perfino di una vera fonduta svizzera in Svizzera, legittimata da una spruzzata di neve di fine maggio. Ero così immersa nel clima caloroso e calorico che per un attimo – in realtà anche qualcosa di più – ho dimenticato l’imminente prova costume e deciso di cucinare un piatto mai assaggiato e di cui fino a un mesetto fa ignoravo l’esistenza.

Se non si è di Vercelli e dintorni, infatti, credo che la parola Panissa non evochi proprio nulla. Invece basta prendersi una mezzoretta e farsi raccontare da qualcuno del luogo cosa sia questa misteriosa Panissa per scoprire un piatto speciale, come molti che in Italia hanno una lunghissima tradizione alle spalle.

giovedì 23 maggio 2013

Una cassetta di nespole, il 23 maggio 1992.


Il 23 maggio 1992 era sabato.

Un sabato come tanti di fine maggio, con l’aria che – per lo meno a Palermo – profuma già d’estate. È tempo di passeggiate a Mondello, di bagni e gelato. La fine della scuola è a un tiro di schioppo e si respira l’inconfondibile atmosfera di fine anno. Quando hai undici anni le vacanze estive sembrano e sono infinite, i mesi durano di più e anche i pomeriggi del sabato sono lunghissimi.

Il 23 maggio 1992 avevo undici anni e il sabato pomeriggio lo trascorsi agli scout, tra parole, giochi e canti, progetti di campi estivi. Tutto come sempre.

Ma quel sabato pomeriggio rientrando a casa c’era qualcosa di strano nell’aria. Rumore e silenzio in centro città, un cielo grigio e pesante, movimenti per le strade. Davanti la porta di casa nostra, di fianco allo zerbino, un amico di papà aveva lasciato una cassetta di legno piena di nespole e la prima cosa che chiesi rientrando fu proprio “ma da dove vengono quelle nespole?”. Non ricordo nemmeno se mamma mi rispose, ancora oggi però quella cassetta di nespole è la prima cosa a cui penso ogni 23 maggio.

venerdì 17 maggio 2013

Il panino del viaggiatore


Ritrovarmi seduta dentro il vagone di un treno sta diventando ultimamente una piacevole ricorrenza. Lo è stato lo scorso fine settimana, quando un intercity (per la verità un po’ troppo polveroso) ci ha portato fino al mare. Lo è ancora di più quando viaggio su moderni treni alla volta di destinazioni nuove, iniziando a immaginare la mia meta sin dal primo istante di movimento, quando il treno procede ancora lento e incerto lungo il binario protetto dal grande padiglione della stazione centrale di Milano.

Complici le montagne e la linea 3G che va e viene riesco a staccare da tutto, a immergermi nel libro che troppe volte la sera abbandono sul comodino dopo averlo sfogliato svogliatamente, a guardare fuori alla ricerca dei campanili che piacciono tanto a minichef, persino a mettermi lo smalto (se non ci sono troppi passeggeri cui potrei dare fastidio!).

Se guardo indietro, in effetti, riesco a ritrovare tanti momenti della mia vita in cui i viaggi in treno sono stati importanti. Due anni fa un TGV carico di bagagli mi ha riportato da Parigi in Italia con un pancione gigante e tante domande sul futuro della nostra famiglia e della nostra vita. In treno raggiungevo i nonni in Sicilia per le vacanze estive e quei viaggi, a sette-otto anni, mi sembravano interminabili ed estenuanti. Probabilmente lo erano più per mia mamma che ci accompagnava e che doveva intrattenere me e i miei fratelli per almeno otto ore, inclusa una traghettata sullo Stretto.

lunedì 13 maggio 2013

Settantadue ore in Liguria


Tre giorni scarsi in Liguria, sono appena rientrata a Milano e ho già ho voglia di scriverne.
Qualche riga, alcune immagini da condividere prima che l’effetto benefico del mare passi.

Prima che il sole e il caldo cittadino mi facciano dimenticare la sensazione di calore sulle braccia scoperte che repentinamente si trasformava in pelle d’oca alla prima folata di brezza.

Sabato è stata una prova generale d’estate: ombrelloni e lettini allineati ma pochi coraggiosi in costume per sfoggiare una tintarella primaverile da weekend, i piedi finalmente liberi da scarpe e calze da affondare nella sabbia, palla e secchiello per minichef che – dapprima incredulo di fronte a cotanta libertà – si è subito adeguato a usanze e ritmi vacanzieri, pisolino alle cinque e a letto alle undici per tre sere consecutive! (La mamma mitteleuropea che sonnecchia in me ha lasciato il posto, almeno per un po’, alla mamma d’indole mediterranea.)

venerdì 3 maggio 2013

Pollo e patate, al ritmo di twist!

Questo venerdì ha il sapore strano di un fine settimana che inizia senza che la settimana si sia realmente snodata. Magia delle vacanze infrasettimanali che mandano calendari e orologio in un luogo sospeso e ci regalano momenti di distacco da tutto.

Non ho neanche fatto in tempo a preparare il primo picnic della stagione che il 25 Aprile era già finito e la valigia per un’intensa due giorni in Piemonte andava preparata (ve ne parlerò presto). Poi ci sono stati svariati treni, pullmann e perfino un trattore che mi hanno portata su e giù tra Vercelli, Milano e il nostro angolino fuori città, quello speciale solo per noi tre.